{"id":17041,"date":"2016-12-21T15:58:35","date_gmt":"2016-12-21T14:58:35","guid":{"rendered":"http:\/\/www.asfosanita.it\/?p=17041"},"modified":"2016-12-21T15:58:35","modified_gmt":"2016-12-21T14:58:35","slug":"risonanze-tac-mammografi-piu-vecchi-deuropa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lazio.fifosanita.it\/?p=17041","title":{"rendered":"Risonanze, tac e mammografi tra pi\u00f9 vecchi d&#8217;europa"},"content":{"rendered":"<h2 style=\"text-align: justify\"><strong>Dati sconfortanti dalla Conferenza nazionale dei dispositivi medici.<\/strong><\/h2>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019Italia si aggiudica la maglia nera per apparecchiature diagnostiche: ben 58mila, tra <strong>risonanze<\/strong> magnetiche, <strong>pet<\/strong>, <strong>tac<\/strong>, <strong>angiografi<\/strong>, <strong>mammografi<\/strong> e <strong>ventilatori<\/strong> per anestesia, sono infatti d\u2019et\u00e0 avanzata, superando abbondantemente la media degli altri Paesi europei con un incremento di quelle pi\u00f9 vecchie di 10 anni e una diminuzione delle tecnologie con meno di cinque anni. E se Francia, Danimarca e Svezia registrano tra il 60% e il 70% di apparecchiature con et\u00e0 fino a cinque anni, l\u2019Italia possiede solo il 30% di angiografi sotto questa soglia di et\u00e0. \u00c8 quanto emerge dal nuovo rapporto sullo stato di obsolescenza del parco installato di diagnostica per immagini e sull\u2019elettromedicina in Italia curato dal <strong>Centro studi di Assobiomedica<\/strong> e presentato a Roma nell\u2019ambito della IX Conferenza nazionale dei dispositivi medici. A destare preoccupazione nel nostro Paese sono soprattutto il 74% dei mammografi convenzionali con pi\u00f9 di 10 anni di vita, cos\u00ec come il 60% di apparecchiature mobili convenzionali per le radiografie, il 50% dei ventilatori di terapia intensiva e il 77% dei sistemi radiografici fissi convenzionali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u201cSu 100mila apparecchiature censite -ha illustrato <strong>Marco Campione<\/strong>, presidente dell&#8217;<strong>Associazione Elettromedicali di Assobiomedica<\/strong>&#8211; circa il 60% sono obsolete, avendo superato notevolmente la soglia di adeguatezza tecnologica con costi di gestione enormi che potrebbero essere abbattuti, sostituendole gradualmente con tecnologie di ultima generazione. Si tratta di apparecchiature meno sicure, con qualit\u00e0 clinica diagnostico-terapeutica al limite dell\u2019appropriatezza. Abbiamo troppe apparecchiature, troppo vecchie e troppo poco usate\u201d. Sempre secondo Campione, urge un investimento su <strong>tecnologie innovative<\/strong> \u201cche si pu\u00f2 fare con tariffe modulate come avviene con successo in Francia, che da anni prevede meccanismi di rimborso variabili delle prestazioni, che penalizzano pesantemente e progressivamente l\u2019utilizzo di apparecchiature oltre le soglie di vetust\u00e0 stabilite, incentivando l\u2019adozione dell\u2019innovazione tecnologica\u201d. Altra strada da percorrere, quella delle leve fiscali come avviene \u201cda anni nel Regno Unito- ha aggiunto ancora Campione- dove si applica un\u2019aliquota Iva agevolata&#8221;. Tra le soluzioni proposte dal presidente dell&#8217;Associazione Elettromedicali di Assobiomedica ci sono anche \u201cleggi ad hoc, come avviene in Italia con successo da molti anni in altri settori prevedendo ad esempio di incentivare la \u2018rottamazione&#8217; dell&#8217;obsoleto a fronte dell&#8217;acquisto del nuovo, oppure l&#8217;utilizzo di strumenti moderni di acquisizione come <strong><em>&#8216;Managed Equipment Services&#8217;<\/em><\/strong>, come avviene con successo da anni nella maggior parte dei Paesi anglosassoni e di quelli del Nord Europa\u201d. \u201cQuesti sono- ha concluso Campione- \u00a0solo alcuni ingredienti di una ricetta necessaria per una cura shock che si deve mettere in pista da subito\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dati sconfortanti dalla Conferenza nazionale dei dispositivi medici. 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